Automotive: i buoni e i cattivi per Greenpeace.

8 Settembre 2022

Costruire auto più pulite, non solo mentre marciano, ma anche durante l’intero ciclo di vita, sostituendo le più inquinanti con altre maggiormente amiche dell’ambiente che ci circonda, così palesemente a rischio già nell’immediato futuro. L’industria – secondo molti – dovrebbe concentrarsi soprattutto su questo. Fra i fautori di questa idea il gruppo ambientalista mondiale Greenpeace che ha studiato le 10 principali case costruttici e stilato una classifica in base agli sforzi che si stanno facendo riguardo l’eliminazione graduale dei veicoli con motore a combustione interna, alla decarbonizzazione della catena di approvvigionamento e alla riduzione ed efficienza delle risorse, compreso tutto il complesso problema del riciclo dei materiali, in particolare dalle batterie. A questi parametri se ne aggiunge un altro, la percentuale di elettriche pure – le ibride non valgono – vendute.

Top ten

La classifica dei marchi vede al primo posto General Motors il cui risultato complessivo, tuttavia, è secondo Greenpeace a sua volta insoddisfacente, fermandosi a un 38,5 su base 100. In particolare il marchio Usa è il migliore tra quelli presi in esame per le vendite di elettriche (8,18% del totale) per l’eliminazione dei vecchi veicoli e la decarbonizzazione della catena di approvvigionamento.

Sul podio virtuale salgono poi Mercedes (37/100) in ritardo però per quando riguarda la commercializzazione di auto a batteria (3,82% complessivamente) e quindi Volkswagen (33/100) con il 5,21% di esemplari venduti a zero emissioni.

Seguono Ford (23,5/100), Hyundai-sia (22,3/100), Renault (20,3/100) e Stellantis (19,3/100) ora settima e che, se non altro, è in crescita rispetto all’anno scorso quando era 12esima. La sua percentuale di elettriche è però soltanto dello 2,86% sul totale, secondo Greenpeace.

Il problema Giappone

A chiudere la classifica stilata dal gruppo ambientalista ci sono tre marchi giapponesi: Nissan (13,4/100), Honda (12,8/1200) e Toyota (10/100). Quest’ultimo marchio in particolare ha solo lo 0,18% di elettriche pure vendute e una percentuale di eliminazione dei veicoli con combustione interna del 7,48, migliore solo di quella di Nissan. Secondo Greenpeace, Toyota è rimasta indietro anche nella decarbonizzazione della catena di approvvigionamento.

La Cina cambia tutto

Il gruppo ambientalista ha rilevato che le case automobilistiche fanno molto affidamento sulla Cina, che è il più grande mercato del mondo e offre ampie sovvenzioni agli acquirenti di veicoli elettrici, per aumentare la diffusione di mezzi a zero emissioni. Circa il 96% delle vendite di questi modelli di Gm e l’83%per Honda sono avvenute in Cina nella prima metà del 2022. Nello stesso periodo, hanno rappresentato solo il 2% delle commercializzazioni di Honda in Giappone e il 3% di quelle  di Gm negli Stati Uniti.

“In questo momento c’è molto clamore intorno ai veicoli elettrici, ma la realtà sul campo è che le case automobilistiche tradizionali non stanno facendo abbastanza”, ha commentato Ada Kong, responsabile del progetto per Greenpeace. L’associazione ritiene che l’industria non stia abbandonando i combustibili fossili abbastanza rapidamente per contenere l’aumento della temperatura media annua del pianeta entro 1,5 gradi Celsius.

Il rapporto esorta i costruttori ad adottare ambiziose strategie di transizione in tutti i mercati, ben superiori agli obiettivi posti dalla politica: per Greenpeace si dovrebbe smettere di vendere veicoli convenzionali in Europa entro il 2028 e negli Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Giappone entro il 2030. La transizione deve essere attuata insieme agli investimenti nel riciclaggio delle batterie, alla decarbonizzazione della catena di approvvigionamento dell’acciaio e alla garanzia di una transizione equa per i lavoratori dell’industria per tutelarne i diritti e il benessere.