Elvis è morto, viva il Re.

17 Agosto 2022

“Elvis non è morto. E’ tornato a casa”. Così l’Agente K – alias Kevin Brown, uno dei protagonisti della serie cinematografica di fantascienza “Men in Black del 1997, interpretato da Tommy Lee Jones – risponde al suo compagno, l’agente J (Will Smith) che gli chiede se sappia che “The King è scomparso”.

E invece, purtroppo, è proprio come dice J. Elvis Aaron Presley, figlio di Vernon e Gladys Love Smith – nato a Tupelo, Mississippi l’8 gennaio del 1935 – è morto davvero, il 16 agosto del 1977, esattamente 45 anni fa. A stroncarlo un attacco di cuore, forse per una overdose di medicinali. L’autopsia eseguita sul suo corpo (resa nota solo al padre) dirà che nelle vene aveva “a lot of troubles”, come racconterà qualche anno più tardi in una delle tante canzoni a lui dedicate uno dei suoi grandi fan, Bruce Springsteen: ben 14 sostanze diverse, quasi tutte eccitanti o calmanti, un mix micidiale che se lo è portato via nel bagno di Graceland, la grande casa di Memphis, Tennessee, oggi trasformata in un museo, che Elvis aveva comprato per sua madre, prematuramente scomparsa, a sua volta, nel 1958. Curiosamente il 14 di agosto.

Quello di comprare a Gladys “una grande casa” era un chiodo fisso per il cantante che fin dagli albori della sua carriera – quando con un 45 giri registrato alla Sun Records di Sam Philips contenente due cover di canzoni già abbastanza note aveva improvvisamente sfondato diventando nel giro di pochi mesi una star – dichiarò che tutto quello che faceva era per ripagare la donna che lo aveva cresciuto. E che sognava due cose: una casa e una Cadillac. In effetti le ebbe entrambe. E con lei tantissime persone che entrarono – nei 23 anni successivi al debutto del 1954 – in contatto con Presley. La sua generosità era infatti battuta solo dal talento innato e dalla straordinaria capacità di attrarre il pubblico.

Numeri impressionanti

Nel corso della sua vita, Elvis acquistò un numero addirittura imprecisato di auto. Sui numeri anche i biografi non concordano: si parla i 100 vetture che sarebbero transitate nel suo garage, Cadillac principalmente, ma anche Mercedes, Lincoln, a cui vanno aggiunte le motociclette, come le Harley Davidson e altri mezzi. A un certo punto, dopo essere tornato dal servizio militare in Germania, acquistò anche un motorhome, che fece customizzare a Los Angeles, con il quale andava su e giù per l’America con la sua banda di inseparabili amici e guardie del corpo – che qualcuno, non senza una punta di cattiveria, aveva ribattezzato la “Memphis Mafia” – e che finirà bruciato per un incidente durante un trasferìmento a Las Vegas. 

A queste vanno aggiunte tutte quelle che regalò non solo ai suoi familiari e amici ma anche a persone con cui era entrato in contatto: una sua giovane collega sul set di uno dei tanti film che “Il Re” girò a Hollywood disse una volta che per Elvis era “naturale” fare felici quelli che aveva intorno. Il conto totale, quindi, si aggira sulla astronomica cifra di oltre 400 automobili.

Fan scatenati

Spesso – soprattutto all’inizio della sua carriera – Presley era costretto a cambiare auto anche a causa di qualche intemperanza dei suoi scatenati fan. Fin dalla seconda metà degli anni ’50, ovunque andasse la sua vettura parcheggiata, se riconosciuta, veniva coperta di messaggi, foglietti di carta con cuori baci, numeri di telefono lasciati soprattutto da qualche speranzosa fanciulla: perfino vetri e carrozzeria erano imbrattati di rossetto con parole d’amore. 

Più avanti la “Presley-Mania” assunse contorni anche più inquietanti. In alcune occasioni il cantante fu costretto a tornare a casa con mezzi di fortuna perché i fan – avendo localizzato la sua auto – l’avevano praticamente depredata portando via, come souvenir, tutto quello che poteva essere staccato, sedili compresi. Follie degne di un Re.