Fiat 500 L, utilitaria con qualche vezzo.

10 Luglio 2022

A dieci anni dal lancio del 1957, la Fiat 500 è ormai diventata la più amata dagli italiani. Accolta molto timidamente al momento del debutto, troppo essenziale e cara rispetto alla 600, la piccola torinese decolla veramente all’inizio degli anni Sessanta, quando diventa una delle protagoniste del “miracolo economico” e via via si affranca dal puro e semplice ruolo di utilitaria minima rivolta ai ceti meno abbienti. Per molte famiglie diventa la seconda auto di casa, soprattutto delle signore e dei ragazzi, spesso regalo per neopatentati o neolaureati e comunque insostituibile cittadina.

Per rafforzare la vocazione ormai prevalente, la Fiat decide così di allargare la gamma con un modello che ne sottolinei la nuova funzione, permettendo anche di mantenere alto il livello delle vendite di una vettura certo non più di primo pelo e, nonostante i tanti pregi, tecnicamente obsoleta. Un intervento di maquillage e poco più che si rivelerà però di successo, con ottimi risultati commerciali senza alterare nessun vero contenuto e quindi senza gravare sui costi produttivi.

Qualche ritocco estetico

Nel settembre del 1968 viene presentata la 500 L. La lettera un po’ pretenziosamente per “Lusso”, volendo mettere in evidenza qualche accenno di maggior attenzione ai dettagli di allestimento, per dare tono e distinguere la debuttante, dall’aspetto più borghese della sorella che mantiene invece l’originario carattere proletario e resta in listino.

All’esterno, la L non cambia in nulla la caratteristica fisionomia, che è quella evoluta della serie F del 1965 con le portiere finalmente incernierate anteriormente. E’ però subito riconoscibile per i paraurti più protettivi (non proprio in verità) con sottili tubicini aggiunti (la lunghezza dell’auto arriva così ai fatidici tre metri), qualche cromatura, l’eliminazione della mascherina anteriore e la targhetta identificativa posteriore a rombi. Pochi elementi che servono a dare un tocco di personalità alla vetturetta Fiat che continua inoltre ad offrire il pratico tettuccio apribile in tessuto e vanta una bella disponibilità di colori per la carrozzeria; anche se le preferenze andranno al classico blu scuro, ad ulteriore dimostrazione del desiderio di affermarne un salto di categoria.

Interni più curati

Di maggiore consistenza le modifiche all’interno, dove l’abitacolo appare ora complessivamente più curato. La plancia è rivestita in materiale plastico di colore nero, il volante a due razze è di tipo sportivo e la strumentazione di forma rettangolare è ripresa dalla 850 e comprende l’indicatore del livello carburante. In finta pelle i rivestimenti dei sedili (in panno a richiesta) e dei fianchetti, mentre i tappetini sono in moquette e non mancano tasche rigide alle portiere e una vaschetta porta oggetti sul tunnel centrale. Resta limitato lo spazio a disposizione dei passeggeri e dei bagagli ma lo schienale posteriore è ribaltabile e le spalliere dei sedili anteriori sono regolabili.

Anche la meccanica è quella della F, con il bicilindrico posteriore a sbalzo, raffreddato ad aria di 499,5 centimetri cubici da 18 cavalli, accoppiato al problematico cambio a quattro marce privo di sincronizzatori che richiede la “doppietta” in scalata. Tutte indipendenti le sospensioni, sterzo a vite e rullo, a tamburo i freni e unica positiva variante i pneumatici a carcassa radiale da 125/12. Inalterate le prestazioni, per una velocità massima prossima ai 100 chilometri orari e scarse doti di accelerazione e ripresa, a fronte comunque di una notevole maneggevolezza e di una buona tenuta di strada.

Cresce il prezzo

Questa versione arricchita resterà in campo fino al 1972, quando con l’entrata in scena della erede 126 il modello viene unificato nella ultima evoluzione siglata R, che torna alla semplicità ma con cilindrata cresciuta a 594 centimetri cubici, tagliando il definitivo traguardo nel 1975. Nel corso della carriera la “Lusso”, venduta ad un prezzo di 525.000 lire (50.000 più della F), pur con le ovvie differenze di caratura riesce in parte a porsi perfino come alternativa alle piccole premium dell’epoca, dalla Innocenti Mini all’Autobianchi A112, e da’ un contributo non indifferente al fenomeno 500 coronato, comprese le derivate, da oltre 4 milioni di esemplari.