Italia, un mercato a doppia velocità.

21 Giugno 2022

Complice la crisi dei semiconduttori e l’attesa per gli incentivi, nei primi 5 mesi dell’anno il mercato automobilistico italiano ha fatto registrare una pedita del 24,3%, con la maggior parte dei brand che ha visto flessioni a doppia cifra. Se si escludono marchi come Ferrari e Lamborghini, scopriamo che solo 5 costruttori tra quelli “a misura d’uomo” sono esenti dal trend negativo, e al contrario vivono una crescita importante: da un lato abbiamo i nuovi premium Cupra e DS (rispettivamente +78,5% e +32,3%), e dall’altro due marchi che puntano sul rapporto qualità-prezzo come Dacia e DR (+16,4% e +164%). Il quinto costruttore è Honda (+29,3%), che deve ringraziare soprattutto una gamma composta esclusivamente da modelli full hybrid.

Nomi nuovi

Prendendo in prestito dall’economia la teoria del “catching-up” o della rincorsa, una parte delle performance di questi brand si spiega con il fatto che un marchio più piccolo – che quindi parte da una posizione di mercato minore – può facilmente raggiungere tassi di crescita superiori rispetto a realtà già affermate. Con l’eccezione di Dacia, che in Italia ha un solido share del 5%, gli altri marchi rientrano sicuramente in questa casistica, avendo una quota di mercato inferiore all’1% (1,36% per DR Motor).

Il fatto di avere buone possibilità di crescita, tuttavia, non significa automaticamente riuscire a crescere. Per quello serve convincere il mercato e i consumatori attraverso una formula vincente. Da questo punto di vista Cupra e DS hanno in comune più di quanto si possa immaginare: il primo, marchio spagnolo del gruppo Volkswagen, è nato come reparto sportivo di Seat ed poi diventato un brand autonomo nel 2018, mentre il secondo ha debuttato come “costola” di Citroen ed è diventato un marchio a sè stante nel 2014, ora ricompreso nel gruppo Stellantis. 

Entrambi rappresentano delle novità nel panorama automobilistico, marchi creati “in provetta”, che parlano soprattutto ai più giovani e si posizionano a un livello superiore rispetto a quello generalista. DS è dichiaratamente premium, mentre Cupra è più focalizzata sulle performance, e il suo direttore operativo Antonino Labate ha recentemente ammesso per Cupra “aspirazioni da semi-premium”. Entrambi dall’inizio dell’anno vedono uno share raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2021, con Cupra che arriva allo 0,77% (più di Case come Alfa Romeo e Mazda) e DS allo 0,46%.

Marchi “value for money”

Dall’altro lato abbiamo due costruttori che si rivolgono alla fascia entry level del mercato, Dacia e DR. Per entrambi il termine “low cost” risulta ormai riduttivo, con Dacia che è diventata una realtà affermata negli ultimi anni (è il brand più venduto ai privati in Europa e il sesto in assoluto in Italia) grazie all’ampia condivisione di tecnologie e componentistica con i modelli Renault. La gamma di recente si è arricchita della prima elettrica made in Romania, la Spring, e della familiare Jogger, realizzata sulla stessa piattaforma CMF-B della Renault Captur.

Importante anche la crescita del brand italiano DR, fondato nel 2006 a Macchia d’Isernia e ora diventato un vero e proprio gruppo, con un portfolio di brand composto da EVO, DR, Sportequipe e ICKX (questi ultimi due presentati di recente al MIMO). Per tutti i marchi la formula è più o meno la stessa: vetture con componentistica cinese ma assemblate in Italia, soprattutto con carrozzeria crossover e che non disdegnano le motorizzazioni elettriche, in grado di offrire un rapporto qualità-prezzo inarrivabile per gli altri costruttori. 

Il potere dell’ibrido

La crescita di Honda riflette invece la scelta di puntare con decisione sull’elettrificazione. Nel corso dell’anno la Casa giapponese ha raggiunto il suo obiettivo di arrivare ad offrire una gamma composta esclusivamente da vetture full hybrid, grazie all’adozione su Jazz, Civic, HR-V e CR-V del suo sistema ibrido e:Hev. Grazie a questa strategia la Casa è riuscita a sfruttare la crescita sostanziosa delle ibride, che in Italia sono ormai la prima motorizzazione con uno share del 33,9% da inizio anno.