L’Italia in sella.

17 Agosto 2022

La Vespa del 1946 è stata tutto. Fenomeno sociale, culturale, successo commerciale, simbolo dell’Italia del dopoguerra. Partendo da Pontedera ha attraversato i suoi quasi ottanta anni vivendoli con la personalità dei “numeri uno”, senza mai voltarsi indietro, noncurante dei molteplici tentativi di plagio o di imitazione. E dire che la prima Vespa nacque fra le enormi difficoltà dell’immediato secondo dopoguerra italiano, quando la diffusione del parco auto circolante era praticamente dimezzata rispetto al 1938 e alla mancanza di materie prime si aggiungeva un’altissima inflazione che faceva lievitare i prezzi di qualsiasi bene di consumo.

Nel 1946 la Vespa fu presentata da Enrico Piaggio al Golf Club di Roma, prima del  Salone del Ciclo e Motociclo di Milano. Frutto dell’intuizione di Corradino D’Ascanio, un ingegnere aeronautico non particolarmente interessato al motociclismo, piacque subito. Simpatica, elegante, comoda anche in due, economica nel prezzo e nelle spese di gestione, robusta con la sua scocca portante metallica, seducente nelle sue forme curve, la Vespa inaugurò una sorta di ponte fra il tragico passato e le speranze di un migliore futuro post bellico.

Un’utilitaria a due ruote

Primo rivoluzionario esempio di globalizzazione in un’Europa presto divisa dalla Guerra fredda, ricevette consensi geograficamente universali e diffusamente trasversali sul piano sociale. In Italia divenne una sorta di utilitaria a due ruote, aprendo al ceto medio-basso la possibilità di scampagnate fuoriporta e insieme interpretando un nuovo senso di libertà.

Nessun altro scooter gli è stato pari: si pensi che solo dieci anni più tardi la sua nascita, nel 1956, a Pontedera festeggiarono la milionesima Vespa venduta nel mondo.

L’ambasciatrice

Da allegra icona di stile è stata poi protagonista sia nel mondo del cinema che in quello della moda. Si calcola che dal 1953, anno in cui è indimenticabile coprotagonista nel film “Vacanze romane”, la due ruote sia apparsa in un centinaio di pellicole. La userà anche Federico Fellini ne “La dolce vita” del 1960, altro film di successo internazionale che allarga la platea alle due ruote di Pontedera. E mentre l’Italia entra con lei nella nuova era di una motorizzazione di massa, la Vespa cerca e trova un suo pubblico anche tra i giovani. “Chi Vespa mangia le mele” è un famoso “claim” pubblicitario del 1969, ideato dal creativo Gilberto Filippetti, che spinge il modello sul mercato attraverso un nuovo linguaggio nella pubblicità.

Ambasciatrice del classicismo a due ruote, nel tempo la Vespa è divenuta brand di se stessa, scorporata dalla pur nobile produzione Piaggio. Cosa le riservi il futuro è facile prevederlo: una lunga vita per nuove generazioni che sappiano mantenere la genialità dell’invenzione di D’Ascanio.

*Articolo pubblicato su l’Automobile 61, aprile 2022