Peugeot 203, dopoguerra francese.

13 Gennaio 2023

Sotto controllo degli occupanti nazisti e duramente colpita dai bombardamenti, l’industria automobilistica francese non cessa comunque durante la guerra di sviluppare, magari in segreto, progetti che si riveleranno poi, al termine del conflitto, decisivi nella ripresa. Così sarà per la Citroen con la 2CV o per la Renault con la 4CV e la Peugeot ha invece lavorato ad un modello di fascia superiore: una media che, secondo tradizione del marchio, verrà identificata da un numero a tre cifre con lo zero in mezzo.

In anteprima, al Salone di Parigi del 1947, viene dunque presentata la 203, in produzione dall’anno successivo e destinata ad occupare un settore di mercato all’epoca ancora assai poco frequentato dai costruttori d’Oltralpe e, praticamente, con una sola connazionale diretta concorrente, la Simca 8, derivata dall’italiana Nuova Balilla in campo dal 1938. E la nuova Peugeot offre alcune caratteristiche di rilievo che verranno apprezzate dal pubblico e le doneranno lunga vita.

Non tanto lo stile della carrozzeria dovuto ad Henri Thomas, ispirato a quello delle americane degli anni Quaranta, dalle forme bombate con parafanghi “esterni”, frontale con calandra dalle abbondanti cromature e coda alta con piccolo lunotto, per dimensioni complessive non troppo compatte (lunghezza di 4,35 metri). Preziosismo, sul cofano pronunciato, una barra che termina con la testa di leone, simbolo della marca.

Meccanica moderna

Decisamente più moderne, però, prerogative tecniche come l’adozione della scocca portante (prima volta per la casa), le sospensioni a ruote indipendenti o lo sterzo a cremagliera, oltre all’inedito motore in posizione anteriore longitudinale. Un quattro cilindri con camere di scoppio emisferiche di 1.290 centimetri cubici da 42 cavalli che spinge la vettura a circa 120 chilometri orari. Viene mantenuto il classico schema a trazione posteriore, al contrario ad esempio delle più sofisticate Citroen, mentre il cambio a quattro marce, con comando al volante e sincronizzate solo le superiori, non è dei più efficienti e i freni sono a tamburo.

Di pregio anche soluzioni all’interno che fanno uscire la 203 dall’ambito utilitario: da una certa cura negli allestimenti alla presenza di serie dell’impianto di riscaldamento, dai rivestimenti di buona qualità alla strumentazione, che comprende contachilometri parziale e voltmetro, disposta al centro della plancia con ai lati due pratici cassetti. Molto ampio il vano bagagli con ruota di scorta separata dal piano di carico.

In Italia non convince

Inizialmente proposta a quattro porte, nel tempo la vettura verrà offerta in una gamma di versioni veramente completa. D’altra parte, per circa otto anni sarà l’unico modello Peugeot, vero e proprio asse portante per l’azienda. Nel 1949 si aggiunge la Trasformabile, dal lungo tetto in tela che scopre l’intero abitacolo, e nel 1950 arriva la wagon Familiale a passo lungo, accompagnata dalle varianti furgonate e pick-up. Con le cabriolet e coupé del 1951/52 la potenza cresce a 45 cavalli e, intanto, finiture e dotazioni sono via via migliorate e il cambio è interamente sincronizzato.

Quando nel 1955 viene lanciata la 403, di fatto l’erede ma di categoria superiore e con una più moderna carrozzeria disegnata dalla Pinin Farina, la 203 non va in pensione e resta in produzione, con gamma ridotta, fino al 1960 e 686mila unità costruite. Un bel risultato che non ha riscontro in Italia dove, nonostante la partecipazione anche a varie edizioni della Mille Miglia, le vendite non supereranno qualche centinaio di esemplari.