Plug-in, boom in Cina ma non in Europa.

25 Ottobre 2022

In Cina volano le auto ibride plug in a testimonianza che il pubblico, anche nel più grande mercato del mondo, sta pian piano sviluppando una coscienza ecologica pur non essendo ancora pronto a fare il grande salto, salendo con decisione sul carro delle elettriche pure.

Il successo delle plug-in

Nel Paese le vetture ibride plug in hanno raggiunto nei primi 9 mesi dell’anno le 960mila unità, rappresentando il 22% delle vendite tra i modelli a batteria. Un numero davvero rilevante, se si pensa che dal 2018 al 2020 questo tipo di auto raccoglieva non più di 200mila immatricolazioni l’anno, e che secondo uno studio di S&P Global è destinato a crescere sempre più negli anni a venire fino ad arrivare a contare nel 2030 il 20% del mercato totale, ovvero un punto in percentuale in meno rispetto agli Usa. Anche qui è boom per la categoria, mentre in Europa le plug-in sono, al contrario, in calo con l’aspettativa che non supereranno il 10% di richieste entro la fine del decennio.

Un’arma contro il caro benzina

Il successo delle plug-in in Cina, che sta favorendo soprattutto i produttori locali a dispetto di quelli esteri più concentrati fino ad oggi sulle elettriche pure, è dovuto secondo Cui Dongshu, segretario generale di China Passenger Car Association, non solo ai sussidi governativi per l’acquisto. Ma anche e soprattutto alla loro caratteristica principale: il fatto che, al pari dei veicoli elettrici, possono essere guidate in modalità a zero emissioni per circa 100 chilometri, ma hanno motori termici in grado di funzionare da soli o in associazione a quelli elettrici, garantendo un’autonomia maggiore e una potenza migliore rispetto alle auto alimentate da sole batterie e ai veicoli a benzina.

Il loro consumo di carburante rispetto alle vetture tradizionali a combustione interna è poi ridotto e ciò le rende particolarmente attraenti quando i prezzi della benzina sono in aumento.