Salone di Detroit, lo spettacolo reinventato.

15 Settembre 2022

Sono passati tre anni da quando Detroit – la Motor City americana per eccellenza – ha ospitato per l’ultima volta in NAIAS, il North America International Auto Show. Tre anni nei quali – tra pandemia, crisi dei chip, guerra in est Europa  – sono cambiate mille cose.

Negli ultimi 1.300 giorni, cioè dall’ultima volta che si sono aperti i battenti del salone, per esempio, il prezzo medio di un’auto nuova negli Usa è schizzato in alto. Secondo gli analisti del Kelley Blue Book tre anni fa servivano circa 37mila dollari – ricordiamolo, in media – per portarsi casa una quattro ruote appena uscita dalla fabbrica. Oggi gli stessi esperti dicono ne servano più di 48mila. 

Il fermento dell’intero settore non poteva che generare un fenomeno di rinnovamento anche i Saloni dell’auto che stavano – anche prima dello scoppio della epidemia globale di Covid-19 – diventando sempre meno “statici”, trasformandosi in eventi dinamici nei quali i visitatori non solo semplici spettatori ma diventano protagonisti. Il successo di esperimenti come il “Motor Bella” – che l’anno passato ha sostituito proprio il NAIAS sulle rive del lago Michigan – conferma e consolida la tendenza.

La grande fuga

“Abbiamo dovuto ricostruire lo spettacolo e vedremo se ci siamo riusciti”.  Così Rod Alberts, direttore esecutivo del Salone dell’auto di Detroit ha commentato la riapertura del Motor show americano dopo una pausa di tre anni e un radicale rinnovamento. Dovuto – in parte almeno – anche alla “fuga”  delle case automobilistiche globali che – in tempi nei quali è necessario far quadrare i conti – centellinano ogni tipo di spesa: comprese quelle relative alla partecipazione alle varie manifestazioni internazionali. 

“La maggior parte di queste aziende ha fatto questi calcoli ed è la ragione per la quale non saranno presenti”, ha detto sempre Alberts, ribadendo però che al Salone ci sono comunque trentadue marchi tradizionali, molti dei quali organizzati da gruppi di concessionari e che sono quasi 2mila i giornalisti – provenienti da 40 stati e 30 paesi – che hanno richiesto le credenziali.

Numeri decisamente inferiori al passato: tuttavia lo spettacolo è – secondo Alberts – comunque assicurato. Assieme alle auto il pubblico potrà vedere velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticali, aerei sportivi anfibi, hoverbike, hoverboard. Oltre a fare esperienze interattive, tra cui un lancio di monster truck.

Cambia tutto

“L’intero settore – spiega Doug North, presidente del Salone di Detroit 2020-21 – sta subendo una trasformazione ed è opportuno adeguarsi. Il progresso della tecnologia sta rimodellando l’industria e il rapporto dei clienti con essa. La carenza di semiconduttori provenienti principalmente dall’Asia ha cambiato i processi di produzione e di vendita. Mentre le crescenti preoccupazioni sul cambiamento climatico stanno tagliando fuori i motori a combustione interna, mettendo in pericolo posti di lavoro e stili di vita in luoghi come il sud-est del Michigan, e i veicoli elettrici a batteria sono destinati a proliferare negli showroom del mercato di massa. Per non parlare della digitalizzazione che sta costringendo i costruttori a reimmaginare la loro distribuzione, i modelli di vendita e le relazioni con i clienti. Con il risultato che anche i rivenditori devono affrontare una resa dei conti destinata a mutarne l’attività”.

Nonostante tutto, però, Detroit è ancora la Motor City, sede di General Motors, Ford e del motore nordamericano di Stellantis. Questo potrebbe già bastare per fare una visita nelle enormi hall dove un tempo si parlava di rombanti V8 e oggi la fanno da padrone auto che non fumano e non fanno rumore.