Waymo, i robotaxi anche in aeroporto.

25 Maggio 2022

I robotaxi di Waymo che operano a Phoenix in Arizona stanno per aggiungere una nuova destinazione ai loro tragitti: lo scalo internazionale Sky Harbor, il nono per volumi di traffico di tutti gli Stati Uniti. 

Si tratta di una svolta importante perché la situazione intorno agli aeroporti è sempre piuttosto caotica e pone al veicolo driverless delle sfide decisamente impegnative. Per questo le Jaguar I Pace condotte dall’intelligenza artificiale, almeno in una prima fase, non effettueranno stop in corrispondenza degli ingressi dei terminal: la scelta è invece quella di collegare il centro della città con le diverse stazioni ferroviarie che si trovano lungo il perimetro dello scalo da dove, con i mezzi e le navette interne, si possono raggiungere gli imbarchi.

Lavoro in divenire

“Alla fine ci espanderemo fino al terminal”, ha detto Julia Ilina, portavoce di Waymo. “Phoenix è già un mercato di prova chiave per noi, che come altre aziende di veicoli senza conducente stiamo ancora perfezionando la tecnologia prima di un lancio su larga scala. L’azienda si sta espandendo per consentire alle auto completamente senza conducente di servire il centro di Phoenix, mentre le prime corse verso l’aeroporto avranno un dipendente Waymo a bordo dell’auto, in caso di necessità. Inizialmente forniremo questi passaggi a nostri dipendenti, prima di allargare la platea anche a “tester fidati” e al pubblico in generale”.

Opportunità per tutti

Servire gli aeroporti si profila come una grande opportunità per Waymo e per i servizi di ride-hailing (servizio taxi con auto private) affermati come Uber e Lyft. Entrambe queste società hanno ridotto progressivamente il numero dei conducenti per aumentare i profitti, come gli investitori in Borsa si aspettavano, soprattutto visto che i conti non vanno.

Uber ha perso 5,9 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2022, anche se la sua unità principale di ride hailing ha ottenuto un profitto di 168 milioni di dollari al lordo di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti. Anche Lyft ha ottenuto risultati simili e le sue azioni hanno perso tre quarti del loro valore dal picco raggiunto subito dopo l’ipo del 2019, mentre Uber è scesa di oltre il 60% dal febbraio 2021.